avvocato per successione ereditaria

Articolo di Antonio Strangio

Atto notorio eredi: differenza con la dichiarazione sostitutiva e quando serve

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avvocato per successione ereditaria
Articolo di Antonio Strangio

Atto notorio eredi: differenza con la dichiarazione sostitutiva e quando serve

Se la banca, Poste o l’assicurazione ti hanno chiesto un “atto notorio” per sbloccare somme del defunto. Tuttavia, è importante fare una distinzione fondamentale prima di sostenere i costi e i tempi associati a un atto notarile. Spesso, infatti, non serve l’atto notorio vero e proprio, ma è sufficiente la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà: un documento più semplice, più rapido e meno costoso.

Prima di sostenere costi o prendere appuntamento dal notaio, conviene capire quale documento ti è stato chiesto e se quella richiesta è corretta.

Che cos’è l’atto notorio

L’atto di notorietà, spesso chiamato anche atto notorio, è il documento con cui si dichiara chi sono gli eredi di una persona deceduta.

Funziona così: uno degli eredi si presenta davanti a un pubblico ufficiale, insieme a due testimoni, e indica le persone chiamate all’eredità. Per ciascun erede vengono riportati, di solito, i dati identificativi, il codice fiscale, la residenza e il rapporto di parentela con il defunto.

La dichiarazione può essere resa davanti a un notaio o al cancelliere del Tribunale. Le dichiarazioni dell’erede e dei testimoni vengono raccolte in un verbale. Il documento così formato è un atto pubblico.

Su questo aspetto serve precisione: l’atto notorio prova che quella dichiarazione è stata resa in una certa data, davanti a quel pubblico ufficiale e alla presenza dei testimoni. Prova quindi la provenienza della dichiarazione.

Non prova, invece, che tutto ciò che è stato dichiarato corrisponda alla realtà. Il pubblico ufficiale non verifica se gli eredi indicati siano tutti e solo quelli effettivi. Raccoglie la dichiarazione e la verbalizza.

Questo significa che l’atto notorio non impedisce eventuali contestazioni tra eredi. Se una persona ritiene di essere stata esclusa, oppure sostiene che la dichiarazione sia inesatta, potrà comunque far valere le proprie ragioni.

Che cos’è la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà

La dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà è una dichiarazione che l’erede compila e firma sotto la propria responsabilità.

Con questo documento sei tu a dichiarare chi sono gli eredi del defunto. Non interviene un notaio, non serve il cancelliere del Tribunale e non ci sono testimoni.

Questo non significa che la dichiarazione non abbia valore. Al contrario, ha valore perché chi la firma risponde di ciò che dichiara. Se dichiari il falso, puoi andare incontro alle conseguenze previste dall’art. 76 del DPR 445/2000.

La dichiarazione sostitutiva serve a evitare, quando possibile, una procedura più lunga e costosa. Per questo, di solito, è più rapida da preparare e può avere costi molto ridotti, a volte nessun costo.

Atto notorio, dichiarazione sostitutiva e autocertificazione

Come abbiamo visto, atto notorio e dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà servono entrambi a dichiarare chi sono gli eredi del defunto, ma seguono procedure diverse.

Va poi distinta dalla dichiarazione sostitutiva di certificazione, quella che spesso viene chiamata semplicemente autocertificazione. Questo documento riguarda dati già presenti nei registri pubblici, come nascita, residenza, stato di famiglia o matrimonio.

La qualità di erede non è un dato registrato in un archivio pubblico, quindi non può essere dichiarata tramite questo documento. Per dichiarare la qualità di erede si usa quindi la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, oppure l’atto notorio nei casi in cui sia richiesto.

DocumentoA cosa serveCome si formaQuando può essere utile
Atto notorioDichiarare chi sono gli erediDavanti a notaio o cancelliere, con due testimoniSuccessioni con elementi di maggiore complessità
Dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietàDichiarare fatti, stati o qualità conosciuti da chi firma, compresa la qualità di eredeFirma dell’interessato, sotto la propria responsabilitàNella maggior parte delle pratiche successorie
Dichiarazione sostitutiva di certificazioneDichiarare dati già presenti nei registri pubbliciFirma dell’interessatoResidenza, nascita, stato civile, stato di famiglia

Quale documento serve?

Nella maggior parte delle pratiche successorie, il documento da presentare è la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà.

L’atto notorio resta uno strumento più formale. Può essere richiesto quando la successione presenta elementi particolari (ad esempio quando tra gli eredi c’è un minore), oppure quando il soggetto che riceve la documentazione ha ragioni specifiche per chiedere maggiori cautele.

Banche, Poste e assicurazioni

La richiesta di un documento sugli eredi arriva spesso quando bisogna sbloccare conti correnti, libretti, depositi o somme intestate al defunto.

Anche in questi rapporti, la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà è il documento principale. Banche, Poste e compagnie assicurative devono accettarla per verificare stati, qualità personali e fatti dichiarati dall’interessato.

Questo non significa che l’istituto debba limitarsi a prendere atto di ciò che riceve. Se l’istituto ha dubbi sulla dichiarazione, può chiedere conferma dei dati all’amministrazione competente, secondo le modalità previste dalla normativa e con il consenso del dichiarante.

L’atto notorio può essere richiesto solo in presenza di ragioni particolari. Per esempio, quando la successione presenta elementi che richiedono maggiore cautela: eredi minori, soggetti sottoposti a tutela, documenti non chiari, contrasti tra familiari o altri elementi che rendono necessarie verifiche più caute prima della liquidazione..

Se banca, Poste o assicurazione chiedono subito l’atto notorio, senza indicare alcun motivo, conviene chiedere su quale ragione si fonda quella richiesta.

Pubblica Amministrazione

Nei rapporti con la Pubblica Amministrazione, la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà è sufficiente.

Agenzia delle Entrate, Comune e catasto devono accettare la dichiarazione sostitutiva nei casi previsti dalla legge. Non possono pretendere l’atto notorio come documento ordinario per dimostrare la qualità di erede.

Questo vale, ad esempio, per le pratiche in cui occorre indicare chi sono gli eredi del defunto e allegare una dichiarazione firmata dall’interessato.

L’ufficio pubblico potrà poi effettuare i controlli previsti dalla legge. Non può però richiedere l’atto notorio come passaggio ordinario quando la dichiarazione sostitutiva è ammessa.

Atto notorio e dichiarazione di successione

L’atto notorio, o la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, possono comparire nella stessa pratica successoria della dichiarazione di successione, ma non hanno lo stesso scopo. 

La dichiarazione di successione riguarda il passaggio fiscale del patrimonio. La dichiarazione sostitutiva, oppure l’atto notorio nei casi in cui serve, riguarda l’individuazione degli eredi.

Quando la successione ha elementi internazionali, il discorso cambia. Se ci sono beni in un altro Paese dell’Unione europea, oppure eredi residenti all’estero, può essere necessario il certificato successorio europeo. In questi casi non basta ragionare sui soli documenti italiani.

Come fare l’atto notorio

Una volta chiarito che l’atto notorio è necessario, bisogna capire a chi rivolgersi, quali testimoni portare, quali documenti preparare e quali costi prevedere.

Dove fare l’atto notorio

L’atto notorio può essere reso davanti a un notaio oppure davanti al cancelliere del Tribunale.

Non esiste un vincolo legato alla residenza. Puoi rivolgerti a un notaio o alla cancelleria di un Tribunale anche in una città diversa da quella in cui vivi o da quella in cui viveva il defunto.

La differenza riguarda soprattutto tempi e costi.

La cancelleria del Tribunale di solito comporta una spesa più contenuta, ma può richiedere un appuntamento e tempi più lunghi. Il notaio, invece, ha costi maggiori, perché alle imposte e alle marche da bollo si aggiunge il suo compenso, ma consente spesso di ottenere l’atto in tempi più rapidi.

Chi può fare da testimone

Per l’atto notorio servono due testimoni.

I testimoni devono essere maggiorenni, capaci di agire e non interessati all’atto. Non possono quindi essere coeredi o legatari, perché hanno un interesse diretto nella successione.

Inoltre, non devono essere parenti o affini del dichiarante o del pubblico ufficiale, in linea retta senza limiti e in linea collaterale entro il terzo grado.

Documenti necessari per l’atto notorio degli eredi

Per rendere l’atto notorio servono i documenti utili a identificare le persone coinvolte e a ricostruire il rapporto con il defunto.

Di solito occorrono:

  • certificato di morte del defunto;
  • documenti di identità degli eredi, del defunto e dei due testimoni;
  • documenti da cui risulti il rapporto di parentela con il defunto, come stato di famiglia o certificato di matrimonio;
  • copia del testamento pubblicato, se la successione è testamentaria.

L’elenco può cambiare a seconda del notaio o della cancelleria. Prima dell’appuntamento conviene chiedere quali documenti portare, così da evitare un secondo accesso.

Costi e tempi dell’atto notorio

Il costo cambia in base al soggetto che riceve l’atto.

Davanti al cancelliere del Tribunale la spesa è più contenuta e riguarda, di solito, marche da bollo e diritti. Davanti al notaio bisogna aggiungere il compenso professionale. Le tariffe notarili non sono fisse, quindi è utile chiedere un preventivo prima di procedere.

Anche i tempi cambiano.

La cancelleria può costare meno, ma richiedere più attesa. Il notaio comporta una spesa maggiore, ma può essere la soluzione più rapida quando bisogna sbloccare somme o chiudere una pratica successoria in tempi brevi.

Cosa prova l’atto notorio nella successione

L’atto notorio è utile in molte pratiche successorie, ma non stabilisce in modo definitivo chi sia erede. Se tra gli eredi nasce un conflitto, l’atto notorio non lo risolve.

È un atto pubblico. Per questo prova che, in una certa data, una persona ha reso una dichiarazione davanti al pubblico ufficiale e alla presenza dei testimoni.

Su questo aspetto ha la forza dell’atto pubblico. Per contestare che quella dichiarazione sia stata resa in quel modo, occorre proporre querela di falso.

Diverso è il contenuto della dichiarazione.

Il pubblico ufficiale non verifica se gli eredi indicati siano tutti quelli effettivi. Non accerta se la ricostruzione familiare sia completa, né se vi siano altri soggetti con diritti sull’eredità. Raccoglie la dichiarazione e la mette a verbale.

Quindi l’atto notorio prova la provenienza della dichiarazione, non la correttezza di ciò che viene dichiarato.

Se nell’atto notorio non viene indicato un figlio nato da una precedente relazione, quel figlio non perde i suoi diritti. La sua qualità di erede non viene cancellata dal fatto che il documento non lo nomini. Potrà quindi contestare la ricostruzione fatta dagli altri eredi e far valere la propria quota.

Per questo l’atto notorio non va confuso con una garanzia contro le liti ereditarie. Se la successione è pacifica, può servire a portare avanti le pratiche. Se invece ci sono eredi esclusi, testamenti discussi o rapporti familiari tesi, il documento può diventare uno degli elementi della controversia.

La qualità di erede si stabilisce applicando le regole della successione. Se viene contestata, non basta l’atto notorio a chiudere la questione.

Dichiarazioni false: conseguenze

L’atto notorio e la dichiarazione sostitutiva si basano su ciò che viene dichiarato. Per questo, indicare informazioni non vere può avere conseguenze penali e patrimoniali.

Chi rende una dichiarazione falsa davanti a un pubblico ufficiale, oppure firma una dichiarazione sostitutiva non veritiera, può rispondere penalmente. Nel caso della dichiarazione sostitutiva, il riferimento è l’art. 76 del DPR 445/2000.

Alle conseguenze penali si aggiunge un altro effetto: chi ha ottenuto benefici sulla base di una dichiarazione falsa può perderli.

Il problema non riguarda solo il rapporto con la banca, con Poste o con l’ufficio pubblico. Può aprire anche una lite ereditaria.

Se un erede viene escluso dalla dichiarazione, potrà agire per far riconoscere la propria qualità di erede e chiedere la restituzione dei beni ereditari ricevuti dagli altri. Nei casi più gravi, potrà chiedere anche il risarcimento dei danni.

Per questo la dichiarazione sugli eredi non va compilata con leggerezza. Anche quando il documento sembra una semplice formalità, ciò che viene indicato può avere effetti rilevanti sulla successione.

Quando è utile farsi assistere da un avvocato

Per una successione lineare, la dichiarazione sostitutiva può bastare.

La situazione cambia quando ci sono dubbi sugli eredi, rapporti familiari tesi, un testamento, beni di valore o richieste non chiare da parte di banche, Poste, assicurazioni o uffici.

In questi casi preparare il documento è solo una parte del lavoro. Prima bisogna capire che cosa dichiarare, quali documenti allegare e quali conseguenze può avere quella dichiarazione sugli altri eredi.

Mi occupo di successioni e assisto chi deve dimostrare la propria qualità di erede, sia nei rapporti con banche e uffici, sia quando questa qualità viene contestata.

Se hai un dubbio o un conflitto già aperto, puoi descrivere la tua situazione cliccando sul bottone qui in basso e richiedere una call conoscitiva. 

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Avv. Antonio Strangio

Avvocato per vocazione, sono appassionato di diritto delle successioni e diritto di impresa. Materie su cui si focalizza la mia attività professionale. 

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