avvocato per successione ereditaria

Articolo di Antonio Strangio

Erede residente all’estero: come gestire una successione in Italia

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avvocato per successione ereditaria
Articolo di Antonio Strangio

Erede residente all’estero: come gestire una successione in Italia

Quando muore un familiare e vivi all’estero, la distanza può far sembrare tutto più difficile: documenti da firmare, uffici da contattare, conti bloccati, immobili in Italia, rapporti con gli altri eredi.

In molti casi, però, non è necessario tornare in Italia per seguire la successione. Puoi farti rappresentare da una persona di fiducia, conferire una procura, incaricare un professionista che segua gli adempimenti in Italia.

Attenzione, però: vivere fuori dall’Italia non riduce i tuoi diritti, ma può rendere più facile commettere errori. Una procura troppo generica, una firma inviata in fretta, una rinuncia fatta male o un comportamento che sembra innocuo possono avere conseguenze importanti.

Continua a leggere: ti spiego cosa devi fare restando dove sei, come accettare o rinunciare senza rischiare di accettare per sbaglio, e come difenderti se gli altri eredi provano ad approfittare della distanza.

Devi tornare in Italia per la successione?

Di solito no.

Se vivi all’estero e la successione riguarda beni in Italia, non devi partire solo perché ci sono documenti da firmare, conti da sbloccare o immobili da gestire.

Molte attività possono essere seguite a distanza. Puoi farti rappresentare in Italia, firmare atti nel Paese in cui vivi oppure rivolgerti al consolato italiano, se sei cittadino italiano e l’atto rientra tra quelli che la sede consolare può ricevere.

Questo però non significa che ogni pratica possa essere gestita con una delega generica o con un documento preparato all’ultimo momento.

Prima di muoversi bisogna capire che cosa devi fare nella successione: accettare l’eredità, rinunciarvi, presentare la dichiarazione di successione, sbloccare un conto, vendere un immobile, partecipare alla divisione o chiedere documenti agli altri eredi.

Il rientro in Italia può essere utile quando la situazione è già difficile: gli altri eredi non collaborano, i documenti non vengono consegnati, i conti del defunto vanno ricostruiti, un immobile deve essere verificato o la divisione ereditaria è ferma.

Anche in questi casi, però, prima di partire ti conviene capire se la tua presenza serve o se può agire per te un professionista in Italia.

Il viaggio, da solo, non risolve una successione. Dovresti prima sapere quale posizione assumere e quale atto predisporre.

Vivere all’estero cambia i tuoi diritti di erede?

No. La residenza all’estero non ti esclude dalla successione e non riduce la quota che ti spetta.

Se sei erede, resti erede anche se vivi fuori dall’Italia. Non vieni dopo i familiari rimasti in Italia, non devi accettare condizioni imposte dagli altri e non perdi i tuoi diritti perché sei iscritto all’AIRE o perché abiti stabilmente in un altro Paese.

Questo è un aspetto che, nelle successioni con eredi all’estero, crea spesso confusione. Chi vive vicino ai beni del defunto tende a gestire documenti, banca, casa e rapporti con gli uffici. Ma la vicinanza fisica non attribuisce più diritti.

Se il defunto ha lasciato beni in Italia, la tua posizione va valutata come quella degli altri eredi: bisogna verificare se esiste un testamento, quali familiari sono chiamati all’eredità, quali quote spettano e se ci sono diritti riservati ai legittimari.

L’iscrizione all’AIRE non modifica questi diritti. Serve per registrare la residenza all’estero dei cittadini italiani, ma non decide chi eredita e in quale misura.

Diverso è il criterio per stabilire quale legge regola la successione. Di regola, si guarda alla residenza abituale del defunto al momento della morte. Se il defunto viveva stabilmente in Italia, la successione segue normalmente la legge italiana, anche se uno o più eredi vivono all’estero.

Se invece era il defunto a vivere fuori dall’Italia, la verifica diventa più delicata. In quel caso può applicarsi una legge straniera, salvo scelte fatte nel testamento o altre disposizioni rilevanti.

Per chi eredita dall’estero, quindi, la prima distinzione è questa: la tua residenza non riduce i tuoi diritti; la residenza del defunto può invece determinare quale legge regola la successione.

Quale legge regola la successione con erede residente all’estero?

La legge applicabile alla successione non dipende dal Paese in cui vive l’erede.

Se vivi all’estero, questo dato non stabilisce da solo quale legge regola l’eredità. Il criterio da verificare riguarda, prima di tutto, il defunto: dove viveva abitualmente al momento della morte.

Questa regola deriva dal Regolamento UE n. 650/2012, che disciplina le successioni con elementi internazionali. Il criterio generale non guarda alla residenza dell’erede, ma alla residenza abituale del defunto al momento della morte.

Per questo, quando una persona residente fuori dall’Italia eredita beni che si trovano in Italia, bisogna separare due aspetti:

  1. la legge che stabilisce chi eredita e in quali quote;
  2. gli adempimenti da svolgere in Italia per beni, conti, immobili e imposte.

Sono piani diversi. Possono intrecciarsi nella stessa pratica, ma non rispondono alla stessa domanda.

Se il defunto viveva abitualmente in Italia

Se il defunto viveva abitualmente in Italia al momento della morte, la successione segue normalmente la legge italiana.

Questo vale anche se uno o più eredi vivono all’estero.

In questo caso sarà il diritto italiano a stabilire chi sono gli eredi, quali quote spettano, se ci sono legittimari da tutelare, quali effetti produce un testamento e quali strumenti usare per accettare o rinunciare all’eredità.

La tua residenza fuori dall’Italia non ti mette in una posizione minore rispetto agli altri eredi. Se hai diritto a una quota, quel diritto va valutato secondo le stesse regole applicabili agli eredi che vivono in Italia.

Se il defunto viveva abitualmente all’estero

Se invece era il defunto a vivere abitualmente all’estero, la verifica cambia.

In questo caso la successione può essere regolata dalla legge dello Stato in cui il defunto aveva la propria residenza abituale. Anche quando ci sono beni in Italia.

Questo può avere conseguenze importanti. Alcune leggi straniere disciplinano le quote ereditarie in modo diverso da quella italiana. Alcune riconoscono una tutela diversa ai familiari più stretti. Altre possono produrre effetti sul valore del testamento o sui diritti di chi, secondo la legge italiana, sarebbe legittimario.

Per questo non basta sapere che un immobile, un conto o un terreno si trovano in Italia. Bisogna prima capire quale legge disciplina la successione.

Se il defunto aveva scelto la legge della propria cittadinanza

Il Regolamento UE n. 650/2012 consente anche una scelta diversa: una persona può scegliere, con testamento o altra disposizione a causa di morte, che la propria successione sia regolata dalla legge dello Stato di cui ha la cittadinanza.

Per esempio, un cittadino italiano che vive all’estero può scegliere la legge italiana per la propria successione.

Questa scelta va verificata nel documento lasciato dal defunto. Non può essere presunta solo perché il defunto era italiano, aveva beni in Italia o aveva parenti residenti in Italia.

Legge applicabile e imposte in Italia

La legge che regola la successione non coincide sempre con le regole fiscali.

Anche quando la successione è regolata da una legge straniera, la presenza di beni in Italia può richiedere adempimenti davanti all’Agenzia delle Entrate, alle banche, al catasto o al notaio italiano.

Quindi la domanda sulla legge applicabile serve a capire chi eredita e con quali diritti. La parte fiscale e documentale serve invece a capire quali atti devono essere compiuti in Italia per gestire beni, conti e immobili.

Per i casi con elementi internazionali, puoi leggere gli approfondimenti nelle guide alla successione europea e alla successione extra UE.

Accettare o rinunciare all’eredità dall’estero

Se vivi all’estero, puoi accettare o rinunciare all’eredità senza rientrare in Italia.

Prima, però, devi decidere quale posizione assumere. È una scelta che produce effetti sui tuoi diritti, sui tuoi obblighi e sulle conseguenze patrimoniali della successione.

Quando una successione si apre in Italia e l’erede vive fuori, capita che siano gli altri familiari a muoversi per primi: chiedono documenti, parlano con la banca, prendono accordi con il notaio. Chi è lontano rischia di arrivare dopo, con informazioni parziali e con la pressione di firmare in fretta.

È un errore.

Prima di accettare, rinunciare o autorizzare qualcuno ad agire per te, devi sapere almeno tre cose: quali beni ha lasciato il defunto, se esistono debiti e quali effetti produce l’atto che stai per firmare.

Accettare l’eredità dall’estero

Accettare significa entrare a tutti gli effetti nella posizione del defunto, con i diritti e con gli obblighi collegati alla successione.

Se l’eredità comprende solo beni, l’accettazione può sembrare una scelta naturale. Se però ci sono debiti, cartelle, prestiti, cause o rapporti economici non ancora ricostruiti, accettare senza verifiche può esporre il tuo patrimonio personale.

Per questo, quando vivi all’estero, è un errore accettare solo perché gli altri eredi hanno già deciso o perché la banca chiede documenti per sbloccare il conto.

Prima si ricostruisce la situazione. Poi si firma.

Rinunciare all’eredità dall’estero

Rinunciare significa non entrare nell’eredità.

Non basta dirlo agli altri eredi. Non basta scriverlo in una mail. Non basta restare in silenzio.

La rinuncia richiede una dichiarazione formale. Se ti trovi all’estero, l’atto può essere organizzato senza rientrare in Italia, ma deve essere formato e poi utilizzato nel modo corretto.

Se vivi in uno Stato dell’Unione Europea, può essere possibile rendere la dichiarazione di rinuncia davanti all’autorità competente dello Stato in cui hai la residenza abituale, quando la legge locale lo consente. Questo non elimina la necessità di far arrivare l’atto alla procedura successoria italiana; deve esser, quindi, trasmessa e depositata in Italia presso il notaio o il Tribunale competente, perché possa essere conosciuta e utilizzata nella successione.

Chi rinuncia esce dalla successione, ma la sua quota può passare ad altri soggetti. Per questo non va considerata solo come un modo rapido per “non avere problemi”. Può avere conseguenze anche per figli, fratelli o altri familiari.

Accettare con beneficio d’inventario

Tra accettare e rinunciare esiste una terza possibilità: accettare con beneficio d’inventario.

Questa scelta serve quando vuoi conservare il diritto all’eredità, ma non vuoi confondere subito il patrimonio del defunto con il tuo.

È utile soprattutto quando non conosci ancora bene la situazione economica del defunto: immobili, conti, debiti, garanzie, cartelle, prestiti o pendenze giudiziarie.

Il beneficio d’inventario richiede una dichiarazione formale e la redazione dell’inventario nei termini previsti. 

È quindi un atto con regole proprie, che va preparato con attenzione.

Se hai il possesso di beni ereditari

Può accadere anche se vivi all’estero. Per esempio, hai le chiavi di una casa in Italia, usi temporaneamente un bene del defunto, gestisci documenti o hai la disponibilità materiale di beni che appartenevano alla persona deceduta.

In questi casi devi fare l’inventario entro tre mesi dall’apertura della successione o dalla notizia della devoluzione ereditaria. Se lascia decorrere questo termine senza completare l’inventario, può essere considerato erede puro e semplice.

Prima di scegliere, non toccare i beni

Se non hai ancora deciso quale posizione assumere, evita di comportarti come erede:

  • non usare somme del defunto;
  • non autorizzare pagamenti dal suo conto;
  • non firmare accordi sulla divisione;
  • non vendere beni;
  • non dare istruzioni agli altri coeredi come se avessi già accettato.

Alcuni comportamenti possono valere come accettazione tacita dell’eredità.

Questo rischio è frequente anche per chi vive all’estero, perché molte attività si possono compiere a distanza: una firma inviata via corriere, una disposizione bancaria, una mail con cui si autorizza un familiare a gestire un bene.

Per approfondire questo rischio, puoi leggere l’articolo dedicato allaccettazione tacita dell’eredità.

Procura per successione dall’estero

La procura è l’atto con cui autorizzi una persona in Italia ad agire in tuo nome.

Nelle successioni con erede residente all’estero è spesso lo strumento più utile. Evita di rientrare in Italia per ogni firma, documento o appuntamento.

Non va però trattata come una delega qualunque: una procura scritta male può bloccare la pratica invece di semplificarla. 

Può essere rifiutata dalla banca, non bastare al notaio, non consentire la rinuncia all’eredità o non dare al rappresentante i poteri necessari per intervenire nella divisione.

Prima di firmarla, devi sapere quale attività dovrà compiere chi ti rappresenta.

A cosa serve la procura in una successione

Con la procura puoi incaricare una persona di seguire in Italia una o più attività legate alla successione.

Può servire per richiedere certificati, raccogliere documenti, parlare con la banca, interagire con il notaio, presentare documentazione, seguire la dichiarazione di successione o occuparsi di attività relative agli immobili ereditari.

Per alcune attività bastano poteri limitati e ben individuati.

Per altre serve un testo più preciso: accettare l’eredità, rinunciare, vendere un immobile, firmare una divisione ereditaria o assumere impegni verso gli altri coeredi sono atti che riguardano direttamente i tuoi diritti.

In questi casi non basta autorizzare qualcuno a “seguire la successione”. Bisogna indicare cosa può fare, entro quali limiti e per quale successione.

Facciamo un esempio.

Vivi in Svizzera e tuo fratello, che abita in Italia, ti manda una procura da firmare per “seguire la successione di mamma”. Il testo non dice con precisione se tuo fratello può solo richiedere documenti o se può anche accettare l’eredità, trattare con la banca, vendere un immobile o firmare un accordo di divisione.

Una procura di questo tipo può creare due problemi opposti.

Da un lato, può essere troppo generica e quindi non bastare alla banca, al notaio o all’ufficio che deve riceverla. Dall’altro, può attribuire poteri più ampi di quelli che volevi concedere.

Per questo la procura non dovrebbe limitarsi a formule come “gestire la successione” o “rappresentarmi in ogni attività”. Deve essere costruita sulla successione concreta: quali beni ci sono, quali atti devono essere compiuti e quale posizione vuoi assumere come erede.

Procura generale o procura speciale

Nelle successioni dall’estero, di solito è preferibile una procura speciale.

La procura speciale indica gli atti che il rappresentante può compiere. È più adatta quando devi autorizzare una persona a seguire una determinata successione, senza attribuirle poteri più ampi del necessario.

La procura generale, invece, attribuisce poteri estesi. Può essere utile in altri casi, ma per una successione rischia di essere eccessiva, soprattutto quando i rapporti con gli altri eredi non sono sereni o quando non vuoi lasciare margini troppo larghi a chi agisce per te.

Il testo della procura va preparato dopo aver capito che cosa deve essere fatto in Italia e quale posizione vuoi assumere nella successione.

Chi può ricevere la procura

Puoi conferire la procura a un familiare, a una persona di fiducia o a un professionista.

Se i rapporti tra eredi sono sereni e l’attività da svolgere è limitata, può bastare una persona di fiducia.

Se invece ci sono tensioni, documenti non consegnati, beni da verificare o decisioni delicate da prendere, è più prudente nominare un professionista. In questo modo hai un rappresentante che risponde solo a te e agisce secondo il mandato ricevuto.

Nel mio lavoro assisto spesso eredi residenti all’estero e seguo pratiche successorie con elementi internazionali

Questo è ancora più importante quando vivi lontano e non puoi controllare ogni richiesta, ogni documento e ogni firma.

Dove firmare la procura se vivi all’estero

Se sei cittadino italiano e vivi all’estero, puoi verificare con il consolato italiano competente se la procura può essere ricevuta dalla sede consolare.

Prima dell’appuntamento conviene avere un testo già preparato o verificato da chi dovrà usare la procura in Italia. L’atto deve essere corretto per la firma, ma anche accettabile per banca, notaio, Tribunale o altri uffici coinvolti nella successione.

Se firmi davanti a un notaio estero o a un’autorità locale, il documento dovrà poter essere usato in Italia.

A seconda del Paese, possono servire apostille, legalizzazione e traduzione. Senza questi adempimenti, una procura valida all’estero può non essere accettata in Italia.

Cosa verificare prima di firmare

Prima di firmare una procura per successione dall’estero, verifica alcuni aspetti essenziali:

  • quali atti deve compiere il rappresentante;
  • se la procura serve solo per documenti e rapporti con gli uffici, oppure anche per accettare, rinunciare, vendere o dividere;
  • chi dovrà ricevere o usare l’atto in Italia;
  • se il testo è sufficiente per banca, notaio, Tribunale o Agenzia delle Entrate;
  • se servono apostille, legalizzazione o traduzione;
  • se i poteri conferiti sono troppo limitati o troppo ampi.

La procura non dovrebbe essere preparata in fretta, solo perché qualcuno in Italia chiede una firma.

Prima si stabilisce che cosa deve essere fatto. Poi si scrive l’atto con i poteri necessari.

Se firmi una procura incompleta, rischi di doverla rifare. Se firmi una procura troppo ampia, rischi di attribuire poteri che non volevi concedere.

Documenti necessari per gestire la successione

Quando vivi all’estero, la raccolta dei documenti va organizzata prima possibile.

Raccogliere i documenti non significa accettare l’eredità. Serve a capire cosa ha lasciato il defunto, quali adempimenti sono necessari e quale scelta conviene compiere.

È diverso dal disporre dei beni, usare somme del defunto o firmare accordi con gli altri coeredi. La raccolta dei documenti serve a proteggere la tua posizione, non a impegnarti prima del tempo.

Documenti sul defunto

Di solito servono:

  • certificato di morte;
  • ultimo stato di famiglia o documentazione equivalente;
  • codice fiscale del defunto;
  • eventuale testamento;
  • documenti utili a individuare l’ultima residenza abituale.

Quest’ultimo dato è importante soprattutto quando la successione ha collegamenti con più Paesi. Serve a capire quale legge regola l’eredità e quali uffici devono essere coinvolti.

Documenti degli eredi

Poi vanno raccolti i documenti di chi eredita o potrebbe essere chiamato all’eredità.

Servono, in particolare:

  • documento di identità;
  • codice fiscale italiano, se disponibile o necessario per gli atti successivi;
  • documenti che provano il rapporto di parentela con il defunto;
  • indirizzo di residenza all’estero;
  • eventuale iscrizione all’AIRE, quando utile per rapporti con consolato o uffici italiani.

Se l’erede è cittadino straniero o non ha ancora un codice fiscale italiano, la situazione va verificata prima di predisporre gli atti. In alcuni casi la dichiarazione di successione può essere presentata indicando i dati anagrafici dell’erede, ma per banche, immobili e atti notarili il codice fiscale può diventare necessario.

Documenti sui beni ereditari

La successione non si gestisce solo indicando chi sono gli eredi. Bisogna ricostruire che cosa rientra nel patrimonio del defunto.

Per questo possono servire:

  • visure catastali di case, terreni e altri immobili;
  • atti di provenienza degli immobili, se disponibili;
  • dati di conti correnti, libretti, depositi, titoli e investimenti;
  • saldo dei rapporti bancari alla data della morte;
  • documenti relativi a polizze, partecipazioni societarie o altri beni;
  • eventuali contratti di locazione;
  • documentazione su mutui, finanziamenti, cartelle, debiti o cause pendenti.

Prima di assumere una posizione, devi avere un quadro affidabile dei beni e dei debiti.

Documenti formati all’estero

Se vivi fuori dall’Italia, alcuni documenti possono essere firmati o rilasciati nel Paese in cui ti trovi.

In questi casi bisogna verificare se possono essere usati in Italia.

A seconda del Paese e del tipo di atto, possono servire:

  • apostille;
  • legalizzazione;
  • traduzione in italiano;
  • eventuale asseverazione della traduzione;
  • procura predisposta con i poteri richiesti per l’attività da svolgere in Italia.

Questo vale soprattutto per procure, dichiarazioni, certificati esteri e atti destinati a banca, notaio, Tribunale o Agenzia delle Entrate.

Dichiarazione di successione, imposte e codice fiscale

La dichiarazione di successione è un adempimento fiscale.

Serve a comunicare all’Agenzia delle Entrate quali beni e diritti rientrano nell’eredità, chi sono i soggetti coinvolti e quali imposte devono essere versate.

Non va confusa con l’accettazione dell’eredità.

È comunque un atto da gestire con attenzione, perché i dati inseriti devono essere coerenti con la situazione ereditaria, con i beni esistenti e con la posizione degli eredi.

La dichiarazione di successione deve essere presentata entro dodici mesi dalla data della morte.

Anche se uno o più eredi vivono all’estero, l’obbligo può sussistere quando la successione riguarda beni per i quali la dichiarazione è richiesta in Italia.

Per approfondire termini, soggetti obbligati ed eventuali casi di esonero, puoi leggere la nostra guida dedicata alla dichiarazione di successione.

Per chi risiede all’estero, è comunque opportuno verificare subito la presenza di immobili o altri beni in Italia, perché possono rendere necessario l’adempimento anche in successioni di valore contenuto.

Come si presenta la dichiarazione di successione se l’erede vive all’estero

Di regola, la dichiarazione di successione si presenta in via telematica.

L’erede residente all’estero può incaricare un professionista abilitato o un procuratore in Italia. Questa è spesso la soluzione migliore, soprattutto quando ci sono immobili, conti da sbloccare o documenti da recuperare presso uffici italiani.

Per i residenti all’estero che non possono usare la trasmissione telematica, l’Agenzia delle Entrate ammette in via eccezionale la presentazione del modello cartaceo.

Il modello cartaceo, firmato in originale, va spedito all’ufficio territoriale dell’Agenzia delle Entrate competente in base all’ultima residenza nota del defunto in Italia.

Se il defunto risiedeva all’estero al momento della morte e non aveva mai avuto una residenza in Italia, va verificato l’ufficio competente per la lavorazione della pratica, che nelle istruzioni operative viene individuato nell’ufficio territoriale Roma 6, Eur Torrino.

Questa opzione non rende la gestione cartacea sempre preferibile. Va valutata in base al caso, ai documenti disponibili e agli atti che dovranno essere compiuti dopo la presentazione della dichiarazione.

Quali imposte possono essere dovute

Per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025, la disciplina fiscale è cambiata.

L’imposta di successione è autoliquidata dal contribuente o dall’intermediario. Non bisogna più impostare il testo come se l’erede dovesse sempre attendere un avviso di liquidazione dell’Agenzia delle Entrate.

Occorre distinguere tra tributi collegati agli immobili e imposta di successione.

Quando nell’eredità ci sono immobili o diritti reali immobiliari, le imposte ipotecaria e catastale, l’imposta di bollo e la tassa per i servizi ipotecari e catastali devono essere gestite insieme alla dichiarazione.

L’imposta di successione autoliquidata, invece, segue un termine diverso: deve essere versata entro novanta giorni dalla scadenza del termine per presentare la dichiarazione.

Questa distinzione è importante per chi vive all’estero. Presentare la dichiarazione, pagare i tributi collegati agli immobili e versare l’imposta di successione possono avvenire in momenti diversi, ma vanno coordinati per evitare ritardi, errori o blocchi negli atti successivi.

Se l’importo dell’imposta di successione è elevato, può essere possibile valutare la rateazione nei casi previsti. 

Il codice fiscale dell’erede residente all’estero

Il codice fiscale italiano non sempre è disponibile per chi vive all’estero, soprattutto se l’erede è cittadino straniero o non ha mai avuto rapporti fiscali in Italia.

Per la sola dichiarazione di successione, l’Agenzia delle Entrate ha ammesso che, in alcuni casi, il soggetto privo di codice fiscale possa essere indicato con i dati anagrafici necessari.

Ma per gli atti successivi, il codice fiscale può essere necessario:

  • per intestare immobili, 
  • eseguire volture, 
  • sbloccare rapporti bancari, 
  • firmare atti notarili, 
  • vendere beni o completare una divisione ereditaria in Italia.

Per richiederlo bisogna rivolgersi al consolato italiano o secondo le modalità previste dall’Agenzia delle Entrate.

Aspettare la fase finale della pratica può creare ritardi proprio quando serve sbloccare un conto, aggiornare un’intestazione o firmare un atto.

Conti correnti e immobili in Italia

I problemi più urgenti, per l’erede che vive all’estero, riguardano spesso banche e immobili.

La banca non libera le somme finché non riceve i documenti richiesti. Per gli immobili, invece, bisogna verificare intestazioni, quote, provenienza del bene, eventuali debiti, spese arretrate e uso della casa da parte degli altri coeredi.

Da lontano è facile ricevere che le informazioni che arrivano, siano solo parziali. Prima di autorizzare operazioni sul conto o decisioni sull’immobile, devi avere un quadro chiaro dei beni, dei debiti e della tua posizione nella successione.

Conti correnti del defunto

Quando la banca viene informata della morte del titolare, di solito blocca i rapporti intestati al defunto.

Il blocco serve alla banca per verificare chi sono gli aventi diritto e quali documenti sono stati prodotti.

Di solito vengono richiesti certificato di morte, documenti degli eredi, documentazione sulla qualità di erede, eventuale testamento e dichiarazione di successione, oppure la documentazione che giustifica l’esonero quando previsto.

Per chi vive all’estero, inviare i documenti non basta. Bisogna capire se la banca accetta la procura, se richiede firme originali, se pretende moduli propri e se gli altri eredi stanno collaborando.

Prima di chiedere lo sblocco delle somme, però, va chiarita la tua posizione nella successione.

Se non hai ancora deciso se accettare, rinunciare o accettare con beneficio d’inventario, non devi comportarti come se fossi già erede. Usare denaro del defunto, autorizzare pagamenti o dare disposizioni sul conto può avere conseguenze sulla tua posizione ereditaria.

Per approfondire documenti, tempi, conto cointestato e conflitti tra eredi, puoi leggere la guida sul conto corrente del defunto.

Immobili ereditati in Italia

Se nell’eredità ci sono case, terreni o altri immobili in Italia, bisogna verificare prima di tutto intestazione, quote e provenienza del bene.

La dichiarazione di successione consente anche l’aggiornamento catastale tramite voltura. Questo non basta, però, a risolvere ogni problema.

Prima di decidere cosa fare dell’immobile, devi sapere:

  • chi sono gli eredi;
  • quali quote spettano a ciascuno;
  • se esiste un testamento;
  • se ci sono ipoteche, debiti o spese arretrate;
  • se l’immobile è occupato, affittato o usato da un coerede;
  • se tutti gli eredi sono disponibili a vendere o dividere.

Se il defunto viveva all’estero o ha lasciato un testamento formato fuori dall’Italia, la verifica richiede ancora più attenzione. Un testamento straniero può avere effetti su beni immobili situati in Italia, ma deve essere esaminato secondo le regole applicabili alla successione e secondo le formalità richieste per l’utilizzo in Italia.

Per un caso specifico, puoi leggere l’approfondimento sul testamento americano con beni immobili in Italia.

Vendere o dividere un immobile ereditato

La vendita di un immobile ereditato richiede una posizione successoria già definita.

Vendere, promettere di vendere o firmare accordi di divisione sono atti che presuppongono una scelta sull’eredità. Non andrebbero compiuti prima di aver chiarito se intendi accettare, rinunciare o accettare con beneficio d’inventario.

Se ci sono più eredi, nessuno può decidere da solo.

Chi vive all’estero deve ricevere le informazioni necessarie, partecipare alle decisioni e firmare gli atti richiesti, direttamente o tramite procura.

La distanza non autorizza gli altri coeredi a gestire l’immobile senza coinvolgerti.

Se la vendita è condivisa, bisogna organizzare documenti e poteri di firma. Se invece la divisione è ferma, oppure un coerede usa l’immobile senza rendere conto agli altri, può essere necessario intervenire con una richiesta formale e poi valutare gli strumenti per sciogliere la comunione ereditaria.

Quando gli altri eredi sono in Italia

Vivere all’estero non ti toglie diritti sull’eredità. Può però rendere più difficile sapere cosa sta accadendo in Italia.

Spesso chi è rimasto vicino ai beni del defunto inizia a gestire la successione come se gli altri eredi fossero assenti: documenti non condivisi, decisioni prese senza confronto, immobili usati o affittati da un solo coerede, conti da ricostruire, divisioni ferme perché manca una firma.

In alcuni casi il problema è ancora più delicato: il sospetto che qualcuno abbia disposto di somme, beni o documenti del defunto prima che la situazione ereditaria fosse chiarita.

Se hai dei dubbi simili a questi, la soluzione non è né rassegnarti né rientrare di corsa. 

Può essere più utile incaricare un avvocato in Italia, che possa rappresentarti, chiedere documenti e rendiconti agli altri eredi e, se la successione è bloccata, valutare la divisione giudiziale.

Hai bisogno di una consulenza in materia di successioni?

Domande frequenti sull’erede che vive all’estero

Gli altri eredi possono presentare la dichiarazione di successione senza di me?

Sì. La dichiarazione di successione può essere presentata anche da uno solo dei soggetti obbligati. Questo non significa che chi la presenta possa decidere da solo sulla vendita dei beni, sulla divisione o sulla gestione delle somme ereditari

Se vivo all’estero, posso chiedere documenti agli altri eredi?

Sì. L’erede che vive all’estero ha diritto a ricevere le informazioni necessarie per valutare la propria posizione.
Può chiedere documenti su beni, conti, immobili, testamento, debiti, atti già presentati e rapporti con banche o notai.
Se gli altri eredi non collaborano, la richiesta può essere formulata in modo formale.

Posso nominare come procuratore un altro erede?

Sì, ma va valutato con prudenza.
Se i rapporti familiari sono sereni e l’attività da svolgere è limitata, nominare un altro erede può essere una soluzione comoda.
Se invece ci sono interessi diversi, beni da dividere, somme da ricostruire o rapporti già tesi, può essere più sicuro nominare un professionista o una persona esterna alla vicenda ereditaria.
Il procuratore agisce in tuo nome. Per questo la scelta non dovrebbe dipendere solo dalla comodità.

Cosa succede se ho già firmato una procura troppo ampia?

Bisogna leggere il testo della procura.
Occorre capire quali poteri hai conferito, se il procuratore li ha già usati e per quali atti. Una procura ampia può autorizzare attività che non avevi considerato con sufficiente attenzione.
In molti casi la procura può essere revocata per il futuro, ma la revoca deve essere comunicata correttamente ai soggetti interessati. Gli atti già compiuti dal procuratore, invece, vanno esaminati uno per uno.

Se non rispondo agli altri eredi, perdo l’eredità?

Non perdi l’eredità solo perché vivi all’estero o perché non rispondi subito.
Il diritto di accettare l’eredità ha termini propri. Tuttavia, restare fermi può creare problemi, soprattutto se gli altri eredi devono presentare documenti, vendere beni, sbloccare conti o chiudere la divisione.
Inoltre, chi ha interesse può chiedere al giudice di fissare un termine entro cui devi dichiarare se accetti o rinunci. Se il termine decorre senza una dichiarazione, puoi perdere il diritto di accettare.

Gli altri eredi possono vendere un immobile in Italia senza la mia firma?

Se hai una quota sull’immobile, la vendita dell’intero bene richiede anche il tuo consenso oppure la firma di una persona munita di procura valida.
Un coerede può disporre della propria posizione nei limiti previsti dalla legge, ma non può vendere da solo l’intero immobile comune come se appartenesse solo a lui.

Se un coerede usa la casa ereditata mentre io vivo all’estero, posso intervenire?

Sì. L’uso dell’immobile da parte di un coerede non elimina i diritti degli altri.
Bisogna verificare se l’immobile è usato come abitazione, se produce canoni di locazione, se ci sono spese pagate da uno solo o se l’utilizzo impedisce agli altri coeredi di godere del bene.
A seconda della situazione, si può chiedere un rendiconto, regolare l’uso dell’immobile, valutare un’indennità o procedere verso la divisione ereditaria.

Posso gestire la successione se non parlo bene italiano?

Sì, ma gli atti devono essere compresi prima di essere firmati.
Chi vive all’estero da molti anni, o è cittadino straniero, può avere difficoltà a leggere documenti giuridici italiani, procure, dichiarazioni bancarie o atti notarili.
In questi casi è utile farsi assistere nella verifica dei documenti e, quando necessario, predisporre traduzioni corrette.

Cosa fare se scopro tardi una successione aperta in Italia?

La prima cosa da fare è ricostruire la situazione.
Occorre verificare la data della morte, l’eventuale testamento, i beni lasciati dal defunto, gli atti già presentati, la posizione degli altri eredi e i termini ancora aperti.
È utile anche controllare se qualcuno ha già gestito conti, immobili o documenti del defunto. Solo dopo si può decidere se accettare, rinunciare, accettare con beneficio d’inventario o intervenire per tutelare la propria quota.

avvocato per successione ereditaria
Avv. Antonio Strangio

Avvocato per vocazione, sono appassionato di diritto delle successioni e diritto di impresa. Materie su cui si focalizza la mia attività professionale. 

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