Quando muore una persona senza figli, l’eredità può andare ai suoi fratelli. Ma cosa succede se alcuni di questi fratelli sono “fratellastri”, cioè condividono con il defunto un solo genitore?
I fratelli unilaterali, chiamati comunemente fratellastri, hanno diritto all’eredità, ma ricevono esattamente la metà di quanto spetta ai fratelli germani.
Muore Flavio, senza moglie o figli. Se Mario e Giuseppe sono fratelli germani di Flavio e Luca è loro fratellastro, in un’eredità di 120.000 euro Luca riceverà 30.000 euro mentre ciascuno degli altri due ne riceverà 45.000.
Questo meccanismo stabilito dalla legge, all’articolo 570 del codice civile, riflette il principio per cui chi condivide entrambi i genitori con il defunto ha un vincolo familiare più intenso rispetto a chi ne condivide uno solo.
Ma nella pratica, questa distinzione formale può non rispecchiare i legami affettivi reali e creare tensioni tra fratelli che si sentivano egualmente vicini al defunto.
Capire come funziona il diritto successorio in queste circostanze, ormai sempre più frequenti, permette di evitare contenziosi costosi, di pianificare accordi familiari equi e di tutelare i rapporti tra fratelli in un momento già difficile.
In questi casi, più che mai è opportuno redigere un testamento, vediamo perché.
Chi sono i fratellastri: tipologie e riconoscimento legale
L’ordinamento giuridico classifica i rapporti di fratellanza in categorie distinte, dalle quali discendono conseguenze patrimoniali importanti:
- Fratelli germani: sono coloro che condividono entrambi i genitori biologici.
- Fratelli unilaterali: è la categoria che comprende i fratelli che hanno in comune un solo genitore. Il termine colloquiale “fratellastri” trova in questa definizione la sua corrispondenza giuridica. La legge li suddivide ulteriormente in:
- Fratelli consanguinei: coloro che hanno in comune il padre, ma madri diverse;
- Fratelli uterini: coloro che hanno in comune la madre, ma padri diversi.
La legge opera una distinzione fondamentale tra fratelli germani e fratelli unilaterali: i fratelli unilaterali, hanno diritto all’eredità, ma ricevono esattamente la metà di quanto spetta ai fratelli germani. Mentre non c’è distinzione tra fratelli consanguinei e uterini: entrambi rientrano nella categoria generale degli unilaterali e sono soggetti al medesimo trattamento successorio ridotto.
Questa distinzione può sembrare ingiusta, ma riflette il principio per cui il legame di sangue più intenso comporta diritti ereditari maggiori. Il legislatore ha ritenuto che chi condivide entrambi i genitori con il defunto abbia un vincolo familiare più forte rispetto a chi ne condivide uno solo.
Ma la presunzione formale può non rispecchiare la realtà affettiva delle famiglie moderne, in particolare delle famiglie allargate o ricomposte, dove i legami emotivi possono svilupparsi indipendentemente dai vincoli biologici.
Si crea una tensione tra la rigidità della presunzione legale e la fluidità delle relazioni umane.
Questa discrepanza tra la “verità legale” e la “verità affettiva” è una delle principali cause di conflitti ereditari.
Proprio per superare questa presunzione rigida e talvolta iniqua, l’ordinamento mette a disposizione del cittadino lo strumento del testamento, che consente di derogare alla regola legale e di distribuire il proprio patrimonio secondo la propria volontà, premiando i legami reali piuttosto che quelli presunti.
Il caso dell’adozione: i fratellastri diventano “germani”
Una situazione particolare che genera spesso dubbi riguarda l’adozione. Se un genitore adotta il figlio del coniuge, quel figlio acquisisce tutti i diritti successori come se fosse figlio biologico. In questo caso, dal punto di vista ereditario, quello che prima era un “figliastro” del proprio genitore diventa un fratello germano agli occhi della legge.
Facciamo un esempio: tua madre Maria ha avuto un figlio, Luca, da una precedente relazione. Si sposa con Giuseppe, tuo padre, che adotta legalmente Luca. Poi nasci tu. Dal punto di vista successorio verso Giuseppe, tu e Luca siete equiparati, anche se biologicamente, condividete solo la madre.
Vi è dire che in passato, nell’esempio di cui sopra, l’adozione da parte di tuo padre del tuo “fratellastro” non avrebbe equiparato la vostra situazione a quella dei fratelli germani. In caso di morte di uno di voi due, senza figli e coniuge, avreste sempre avuto diritto solo alla metà di quanto sarebbe eventualmente spettato ad un ulteriore fratello germano.
Le cose, fortunatamente, sono cambiate con la sentenza n. 79 del 2022 della Corte Costituzionale che ha stabilito che, in caso di adozione, i legami di parentela si estendono anche ai parenti dell’adottante.
Questo significa che, dopo l’adozione, tu e Luca siete considerati fratelli germani a tutti gli effetti, non solo nei confronti del genitore adottivo, ma anche tra di voi.
Tradotto sul piano ereditario: se uno di voi due dovesse venire a mancare senza lasciare figli o coniuge, l’altro erediterà come un fratello pieno, senza alcuna riduzione di quota rispetto a quella spettante a un germano biologico.
La Corte ha così eliminato una disparità che, di fatto, penalizzava i rapporti successori tra fratelli creatisi grazie all’adozione, restituendo coerenza al principio di unicità dello status di figlio.
Successione legittima ed eredità dei fratellastri del de cuius
Quando il defunto non ha fatto testamento, i fratellastri (e i fratelli) ereditano solo se si verificano entrambe queste condizioni:
- Il defunto non ha figli
- Mancano altri eredi di grado superiore nell’ordine stabilito dalla legge
Tuttavia, come si vedrà, i fratelli possono concorrere all’eredità insieme al coniuge superstite o ai genitori del defunto, sebbene con quote ridotte. Abbiamo parlato di divisione di quote ereditarie fra fratelli in modo approfondito qui.
Come si calcola l’eredità tra fratellastri
Quando i fratelli ereditano per successione legittima, si applica la regola che abbiamo visto: divisione proporzionale con quota dimezzata per i fratellastri.
Formula pratica: fratelli germani (x2) + fratellastri (x1) = divisore
Sembra semplice, ma nella pratica il calcolo richiede un metodo specifico.
La formula che uso sempre è questa: conti i fratelli unilaterali per uno e i fratelli germani per due, ottieni il divisore totale, poi distribuisci di conseguenza.
Primo esempio: Giuseppe muore lasciando 120.000 euro. Ha tre fratelli: Marco e Anna, fratelli germani tra loro, e Paolo, fratellastro.
Calcolo: Paolo (1) + Marco (2) + Anna (2) = 5 parti totali
- Paolo riceve: 120.000 ÷ 5 = 24.000 euro
- Marco riceve: 24.000 × 2 = 48.000 euro
- Anna riceve: 24.000 × 2 = 48.000 euro
Secondo esempio: Maria muore con un patrimonio di 300.000 euro. Ha quattro fratelli: due germani, Luca e Giulia, e due fratellastri, Roberto e Carla.
Calcolo: Roberto (1) + Carla (1) + Luca (2) + Giulia (2) = 6 parti totali
- Ogni fratellastro riceve: 300.000 ÷ 6 = 50.000 euro
- Ogni fratello germano riceve: 50.000 × 2 = 100.000 euro
Questo meccanismo, pur essendo matematicamente semplice, è spesso fonte di incomprensioni familiari, poiché formalizza una disuguaglianza di trattamento che può non rispecchiare i legami affettivi percepiti.
Presenza del coniuge superstite: come cambia la ripartizione tra fratellastri
Se il defunto lascia il coniuge e i fratelli, ma non figli né genitori, l’eredità si divide così: 2/3 al coniuge e 1/3 ai fratelli.
Facciamo un esempio: Mario muore lasciando la moglie Luisa e due fratelli (uno germano e un fratellastro). Patrimonio: 300.000 euro.
- Luisa riceve 200.000 euro (2/3 del totale)
- Fratello germano (2 parti): 100.000 × 2/3 = 66.667 euro circa
- Fratellastro (1 parte): 100.000 × 1/3 = 33.333 euro circa
Presenza di genitori o ascendenti: come cambia la ripartizione tra fratellastri
Un’ipotesi ancora più articolata è quella del concorso tra genitori (o ascendenti) e fratelli. Se il defunto non lascia figli né coniuge, ma lascia genitori e fratelli, la regola generale è la divisione “per capi” (cioè in parti uguali tra tutti i concorrenti). Tuttavia, la legge introduce una clausola di salvaguardia fondamentale: la quota spettante ai genitori non può in nessun caso essere inferiore alla metà dell’eredità.
Questo significa che se, ad esempio, concorrono un genitore e tre fratelli, non si dividerà l’eredità in quattro parti uguali. Al genitore spetterà di diritto la metà del patrimonio, e l’altra metà verrà divisa tra i tre fratelli. Anche in questo scenario, la quota spettante ai fratelli sarà ulteriormente suddivisa secondo la regola della quota dimezzata per gli unilaterali.
Tabella riassuntiva delle quote tra fratellastri senza testamento
| Scenario di successione legittima | Riferimento normativo | Distribuzione del patrimonio | Divisione interna tra fratelli |
| Solo fratelli (germani e/o unilaterali) | Art. 570 c.c. | 100% ai fratelli | Si applica la regola della quota dimezzata per gli unilaterali |
| Coniuge + Fratelli | Art. 582 c.c. | 2/3 al Coniuge, 1/3 ai fratelli | La regola della quota dimezzata si applica sulla quota di 1/3 |
| Un genitore + fratelli | Art. 571 c.c. | Minimo 1/2 al genitore, il resto ai fratelli | La regola della quota dimezzata si applica sulla quota residua |
| Entrambi i genitori + fratelli | Art. 571 c.c. | Minimo 1/2 ai genitori, il resto ai fratelli | La regola della quota dimezzata si applica sulla quota residua |
Fratellastri e successione con testamento
Se nella successione legittima abbiamo visto che esistono regole precise e quote prestabilite, quando c’è un testamento il testatore ha molta più libertà di decidere chi favorire e chi escludere.
Questo è un punto che spesso genera malintesi e aspettative sbagliate. Ho ricevuto diverse telefonate di persone convinte che, anche in presenza di testamento, i fratellastri avessero comunque diritto a una parte di eredità. La realtà è diversa e può riservare sorprese, sia positive che negative.
I fratellastri hanno diritto alla quota di legittima?
La risposta è no, i fratellastri non hanno diritto alla quota di legittima, ma non ne hanno diritto neppure i fratelli del defunto. Questa è forse la differenza più importante tra la successione senza testamento e quella testamentaria.
La legittima è quella quota di patrimonio che la legge riserva obbligatoriamente a determinati parenti, anche contro la volontà del testatore. Hanno diritto alla legittima solo figli, coniuge e genitori del defunto. I fratelli, siano essi germani o fratellastri, non rientrano mai in questa categoria.
Tradotto in pratica: Giuseppe può fare testamento e lasciare tutto alla sua badante, escludendo completamente i fratelli Mario (germano) e Luca (fratellastro). Né Mario né Luca possono contestare il testamento per “lesione di legittima”, perché semplicemente non hanno diritto a nessuna quota riservata.
Mentre nella successione legittima la legge “presume” la volontà del defunto di includere i fratelli, la redazione di un testamento che li omette o li esclude espressamente è un atto di volontà che la legge rispetta pienamente.
Il testamento può favorire i fratellastri
Il rovescio della medaglia è che il testamento può anche favorire i fratellastri rispetto alla successione legittima. Se Giuseppe vuole lasciare quote uguali al fratello germano Mario e al fratellastro Luca (anziché il doppio a Mario), può farlo liberamente con il testamento. Basta che, al solito, rispetti le quote che spettano per legge ai legittimari.
Il testamento si configura, quindi, come un potente strumento correttivo. Permette di superare le presunzioni talvolta anacronistiche del legislatore del 1942 e di plasmare la successione in modo che rispecchi la realtà dei legami affettivi e la volontà personale del defunto. Per le famiglie allargate e ricomposte, la pianificazione testamentaria diventa dunque non solo un’opportunità, ma una necessità strategica per prevenire ingiustizie percepite e i conseguenti conflitti familiari che deriverebbero dall’applicazione automatica delle norme sulla successione legittima.
Come impugnare un testamento: i diritti limitati dei fratellastri
Anche se i fratellastri non possono contestare il testamento per lesione di legittima, non sono completamente privi di tutele. Possono contestare la validità del testamento per vizi che ne compromettono la forma o la sostanza.
La legge distingue tra cause di nullità e cause di annullabilità:
- Nullità del testamento (imprescrittibile): è la sanzione più grave, prevista per vizi formali che compromettono l’essenza stessa dell’atto. L’azione per far dichiarare la nullità è imprescrittibile. I casi principali, includono
- Per il testamento olografo: la mancanza di autografia (testamento non scritto interamente a mano dal testatore) o la mancanza della sottoscrizione
- Per il testamento pubblico: la mancanza della redazione per iscritto, da parte del notaio, delle dichiarazioni del testatore, o la mancanza della sottoscrizione del notaio o del testatore.
- Annullabilità del testamento (entro 5 anni): i motivi includono:
- Vizi di forma: ogni altro difetto di forma non sanzionato con la nullità, come ad esempio una data incompleta nel testamento olografo
- Incapacità del testatore: se al momento della redazione del testamento, il testatore era incapace di intendere e di volere (art. 591 c.c.). Questa è una delle cause di impugnazione più frequenti e complesse da provare
- Vizi della volontà: se la volontà del testatore è stata viziata da errore, violenza (minaccia) o dolo (raggiri).
Un caso concreto dal mio studio: anziana signora con demenza avanzata che nel testamento escludeva il fratellastro a favore della badante. I familiari sono riusciti a dimostrare l’incapacità della testatrice al momento della redazione, il testamento è stato annullato e si è applicata la successione legittima.
L’onere della prova spetta sempre a chi impugna. Non basta dire che il testamento è sospetto; bisogna dimostrare concretamente il vizio con documenti, testimoni, perizie mediche.
Conflitti e soluzioni tra fratellastri
Quando i rapporti tra fratelli germani e fratellastri si deteriorano, la gestione dell’eredità diventa problematica.
Se questi sentimenti si intrecciano con l’attribuzione concreta dei beni, soprattutto immobili, aziende di famiglia o beni affettivi, lo scontro è quasi inevitabile.
Più ancora della legge, però, a pesare è l’aspetto umano. Le incomprensioni nascono:
- Da scarsa conoscenza dei rispettivi diritti;
- Da vecchie ruggini mai superate;
- Da aspettative non dichiarate;
- Da narrazioni familiari diverse e spesso opposte.
In questi casi, anche un’eredità modesta può diventare motivo di rottura definitiva.
Proprio per prevenire la conflittualità giudiziaria, la legge prevede che la mediazione civile sia obbligatoria prima di iniziare una causa in materia di successione.
Nel caso di controversie tra fratellastri, questo passaggio si rivela particolarmente utile. Spesso, infatti, il nodo non è giuridico ma relazionale: una cattiva comunicazione, la convinzione (errata) che uno abbia più diritti dell’altro, la sensazione di essere stati messi da parte.
Un mediatore competente, affiancato da un avvocato esperto in diritto successorio, può aiutare gli eredi a:
- Fare chiarezza sui rispettivi diritti;
- Analizzare soluzioni personalizzate e vantaggiose;
- Evitare una causa lunga, costosa e logorante.
Tra le soluzioni più frequenti, ci sono gli accordi di compensazione: un fratellastro può, ad esempio, rinunciare alla sua quota su un immobile in cambio di altri beni mobili oppure ricevere una rendita periodica al posto di una quota in proprietà.
Tutto questo, senza ledere la legittima e mantenendo un margine di negoziazione che la via giudiziale, semplicemente, non consente.
Quando la mediazione fallisce, ogni coerede può chiedere la divisione giudiziale dell’eredità. La procedura prevede:
- La nomina di un perito che stimi i beni;
- La valutazione da parte del giudice delle possibili soluzioni:
- Assegnazione diretta con eventuali conguagli in denaro;
- Divisione in natura (se possibile);
- Vendita all’asta con ripartizione del ricavato.
I costi complessivi di una divisione giudiziale superano di solito i 10.000 euro per ciascuna delle parti, considerando spese processuali, peritali e legali. I tempi medi sono 2-4 anni dalla mediazione alla sentenza definitiva. Durante questo periodo i beni restano bloccati. Ho visto divisioni costare 60.000 euro su patrimoni di 300.000 euro.
Per questo raccomando sempre di valutare attentamente se il gioco vale la candela: spesso è meglio accettare una soluzione imperfetta piuttosto che impoverire tutti con una battaglia legale che danneggia anche i rapporti familiari.
Sei in conflitto con un fratellastro per motivi ereditari?
Parlarne con un avvocato esperto prima che la situazione degeneri può fare la differenza.
Insieme possiamo:
- Analizzare i tuoi diritti;
- Capire se c’è margine per una trattativa;
Individuare la strategia più efficace per tutelarti, senza peggiorare il conflitto.


