avvocato per successione ereditaria

Articolo di Antonio Strangio

Debiti del defunto: quali si ereditano e quali si estinguono con la morte

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Articolo di Antonio Strangio

Debiti del defunto: quali si ereditano e quali si estinguono con la morte

L’eredità è un pacchetto. Dentro ci sono i beni, i conti, gli immobili, ma anche le passività che il defunto non ha estinto. E quando accetti, accetti tutto.

Almeno in teoria. Perché la regola generale ha eccezioni importanti. Le sanzioni tributarie del defunto, ad esempio, non si trasmettono mai. Le multe stradali nemmeno. Gli assegni di mantenimento si estinguono con la morte. Certi contratti firmati dal defunto si chiudono il giorno stesso del decesso, perché legati alla sua persona e non al suo patrimonio.

E poi c’è la questione della ripartizione, anche quella molto importante. Se siete in tre fratelli e c’è un mutuo da 90.000 euro, la banca non può chiederne 90.000 a te perché sei il fratello più solvibile. Ma se c’è una cartella IRPEF da 30.000 euro, il fisco sì che può.

Continua a leggere: ti spiego quali debiti del defunto ricadono su di te e quali no, come si dividono tra coeredi e gli errori che ti fanno pagare somme che la legge non chiede.

La regola generale: senza accettazione dell’eredità nessun debito ricade su di te

Quando il defunto muore, tu non diventi erede in automatico. La legge ti chiama all’eredità, ma sta a te decidere se raccogliere quella chiamata o lasciarla cadere. E finché non hai deciso, i debiti del defunto non possono essere chiesti a te.

Quindi, se la banca, l’Agenzia delle Entrate o un fornitore si presenta con una richiesta di pagamento prima della tua accettazione, può legittimamente rivalersi solo sul patrimonio ereditario. Sul tuo, no: il tuo conto corrente, la tua casa, il tuo stipendio restano fuori dalla loro portata.

Tra la morte del familiare e l’accettazione dell’eredità c’è una fase delicata. In teoria, i debiti del defunto non sono ancora tuoi. Ma basta compiere alcuni atti sul patrimonio ereditario per accettare l’eredità senza rendersene conto.

Mi capita spesso di ricevere persone convinte di non aver ancora accettato, mentre lo avevano già fatto: avevano prelevato dal conto del padre, venduto la sua auto, trasferito la residenza nella casa ereditata.

La legge considera questi comportamenti come accettazione tacita. L’effetto è lo stesso di un’accettazione espressa: da quel momento, i debiti del defunto diventano anche tuoi.

Quali debiti del defunto si trasmettono agli eredi

Una volta che hai accettato, subentri nella posizione del defunto come se fossi tu il debitore originario. I creditori non perdono i loro diritti, semplicemente cambiano interlocutore: prima si rivolgevano al de cuius, ora si rivolgono a te.

Le categorie principali di debiti che ricadono sugli eredi sono cinque. Vediamole una per una, perché ognuna ha caratteristiche e rischi diversi.

Mutui, finanziamenti e prestiti personali

Il mutuo ipotecario passa agli eredi. Se tuo padre stava pagando le rate del mutuo sulla casa, dopo l’accettazione dell’eredità quel debito entra tra gli obblighi degli eredi.

Prima di pagare, però, va verificata l’eventuale polizza vita collegata al mutuo. Molte banche la richiedono al momento dell’erogazione: se esiste e copre il caso di morte, l’assicurazione può estinguere il debito residuo. Per questo, prima di accettare un’eredità con un mutuo importante, conviene chiedere alla banca il contratto, la documentazione assicurativa e le condizioni della polizza.

Lo stesso vale per finanziamenti al consumo, prestiti personali e scoperti di conto corrente: si trasmettono agli eredi, salvo coperture assicurative collegate al contratto.

Diverso è il caso della cessione del quinto, sia della pensione sia dello stipendio. Il DPR 180/1950 prevede una copertura assicurativa obbligatoria contro il rischio di morte del debitore. Alla morte del pensionato o del lavoratore, il debito residuo deve essere coperto dall’assicurazione, non dagli eredi.

Se quindi arriva una richiesta di pagamento da una finanziaria per una cessione del quinto sottoscritta dal defunto, non pagare subito. Prima verifica che la polizza sia stata attivata e che l’indennizzo sia stato richiesto. Mi è capitato di vedere finanziarie rivolgersi agli eredi nonostante la copertura assicurativa. In quel caso, l’errore è loro: non è un debito tuo.

Debiti tributari: IRPEF, IVA, IMU, TARI, imposta di successione

Le imposte non versate si trasmettono agli eredi. Le sanzioni, invece, non si trasmettono. Trovi il dettaglio, con norme e rimedi pratici, nella sezione dedicata alle cartelle esattoriali.

Spese condominiali

Se il defunto era proprietario di un appartamento in condominio con bollette e spese arretrate, anche queste ricadono sugli eredi. Chi subentra nei diritti di un condomino risponde solidalmente delle quote condominiali relative all’anno in corso e a quello precedente. Gli arretrati più vecchi, per cui ci sono morosità, ricadono sugli eredi eredi come ogni altro debito ereditario..

Fideiussioni e garanzie prestate dal defunto

Questa è la categoria che genera le sorprese più sgradevoli. Il defunto può aver firmato anni prima una fideiussione per un’azienda, per un fratello, per un amico, e quel documento dorme dimenticato in un cassetto fino al giorno in cui il debitore principale smette di pagare. A quel punto la banca o il creditore garantito si rivolge agli eredi del fideiussore.

La fideiussione si trasmette agli eredi come qualsiasi altra obbligazione contrattuale. Se tuo padre aveva garantito un mutuo aziendale da 500.000 euro e l’azienda va in default dopo la sua morte, la banca potrà rivalersi sugli eredi pro quota. Gli eredi conservano il diritto di recedere dalla fideiussione, ma con gli stessi limiti che valevano per il defunto: se il contratto prevedeva il recesso solo per le obbligazioni future, le garanzie già prestate restano in piedi.

Per chi ha un patrimonio importante e teme che il familiare deceduto possa aver firmato garanzie dimenticate, prima di accettare l’eredità è essenziale verificare la centrale rischi e richiedere un estratto delle garanzie attive. Su come fare questa verifica ho scritto una guida dedicata alla ricostruzione dell’asse ereditario, perché in queste situazioni il rischio di accettare al buio è troppo alto.

Spese funerarie e oneri sorti per causa di morte

Spese funerarie, costi dell’inventario, spese di amministrazione e divisione dell’asse ereditario. Tecnicamente non sono debiti del defunto, ma debiti dell’eredità. La legge li equipara ai debiti ereditari, e ricadono sugli eredi in proporzione alle rispettive quote.

Quali debiti del defunto NON si trasmettono agli eredi

I strettamente personali si estinguono nel momento esatto in cui il debitore muore. Nessun creditore potrà mai pretenderli da te, neanche se accetti l’eredità purissima e semplicissima, neanche se accetti con beneficio d’inventario, neanche se nel frattempo hai incassato l’intero patrimonio del defunto.

Sanzioni tributarie, multe stradali e sanzioni amministrative

Le sanzioni tributarie non si trasmettono agli eredi. Lo prevede l’art. 8 D.Lgs. 472/1997, secondo cui l’obbligazione al pagamento della sanzione non passa agli eredi.

Lo stesso vale per le multe stradali e per le altre sanzioni amministrative pecuniarie. L’art. 7 della legge 689/1981 stabilisce che l’obbligazione di pagare la sanzione amministrativa non si trasmette agli eredi.

Attenzione però alla differenza tra debito principale e sanzione. Se il defunto non aveva pagato un’imposta, l’imposta e gli interessi si trasmettono. La sanzione collegata all’inadempimento, invece, no.

Per esempio, se arriva una cartella riferita al defunto, non bisogna guardare solo l’importo totale. Occorre separare imposta, interessi e sanzioni.

Se invece ricevi una multa stradale intestata al defunto dopo la sua morte, puoi contestarla allegando il certificato di morte. Non è necessario rinunciare all’eredità: l’estinzione riguarda la sanzione e opera per legge.

Sanzioni penali non si trasmettono agli eredi

Le multe e le ammende inflitte al defunto in sede penale si estinguono con la sua morte. Lo prevede l’articolo 171 del codice penale: la morte del reo prima della condanna estingue il reato, la morte successiva alla condanna estingue la pena.

Assegno di mantenimento, divorzile e obblighi alimentari non passano agli eredi

Se il defunto versava un assegno di mantenimento all’ex coniuge, un assegno divorzile, o alimenti a un familiare in stato di bisogno, queste obbligazioni cessano con la morte. 

Una precisazione: parliamo dell’assegno futuro. Le rate scadute e non pagate prima della morte sono debiti pecuniari ordinari e quelle sì che si trasmettono agli eredi.

Contratti basati sulle qualità personali del defunto non proseguono con la successione 

Quando un contratto è stato stipulato in considerazione delle qualità personali del defunto (il cosiddetto intuitu personae), gli obblighi che ne derivano si estinguono con la sua morte. È il caso classico del contratto d’opera con un artista, un professionista, un artigiano scelti per le loro specifiche capacità.

Facciamo un esempio. Il defunto era un noto pittore che aveva ricevuto la commissione di un ritratto per 30.000 euro, già parzialmente pagato. Alla sua morte, il contratto si estingue. Gli eredi non sono obbligati a completare l’opera, perché nessun altro pittore può sostituirlo nelle qualità per cui è stato scelto. Resta semmai l’obbligo di restituire la parte di corrispettivo già percepita, ma quello è un debito di rimborso, non l’obbligazione originaria del contratto.

Obbligazioni naturali e debiti di gioco non  vanno all’erede

Le obbligazioni naturali, sono quelle che derivano da doveri morali o sociali e che la legge non rende coercibili. Il caso più tipico è il debito di gioco non tutelato: chi vince al gioco non ha azione per pretendere il pagamento, e di conseguenza nemmeno gli eredi del giocatore perdente possono essere chiamati a saldare.

Stesso principio per qualsiasi prestazione che il defunto avesse eseguito spontaneamente in adempimento di un dovere morale: una volta cessato il debitore, l’obbligazione si chiude lì.

Debiti prescritti

Tecnicamente non si tratta di debiti che “non si trasmettono”, ma di debiti che il creditore non può più esigere perché ha lasciato passare il termine entro cui agire. La distinzione conta poco in pratica: se il debito è prescritto, gli eredi possono opporre la prescrizione e non pagare nulla.

I termini ordinari sono dieci anni per i debiti contrattuali ordinari, cinque anni per molti tributi e per gli interessi, termini più brevi per altre categorie. La morte del debitore non interrompe la prescrizione: il tempo continua a decorrere. Quindi prima di pagare una richiesta arrivata dopo anni dal decesso, verifica sempre la data dell’ultimo atto interruttivo e calcola i tempi.

Cartelle esattoriali intestate al defunto: cosa pagano gli eredi

Spesso, dopo qualche mese dalla morte di un familiare, arriva una cartella esattoriale riferita al defunto.

La reazione istintiva è pagare, soprattutto se l’importo è alto e si vuole chiudere la questione il prima possibile.

Ma quella cartella non va pagata così com’è.

Prima bisogna leggerla voce per voce, perché non tutte le somme indicate si trasmettono agli eredi.

Di solito trovi tre voci:

  1. L’imposta non versata, che si trasmette agli eredi;
  2. Gli interessi, che seguono l’imposta principale;
  3. Le sanzioni tributarie, che non si trasmettono agli eredi, come prevede l’art. 8 D.Lgs. 472/1997.

Facciamo un esempio.

Tuo padre lascia una cartella da 16.000 euro: 10.000 euro di IRPEF non versata, 1.000 euro di interessi, 5.000 euro di sanzioni.

Se paghi tutto, versi anche 5.000 euro che la legge non ti chiede. In questo caso, la somma dovuta è 11.000 euro.

Come ottenere lo sgravio delle sanzioni

Per eliminare le sanzioni dalla cartella, di solito si parte da un’istanza di autotutela.

È una richiesta scritta con cui chiedi all’ente creditore o all’Agenzia delle Entrate-Riscossione di annullare la parte sanzionatoria della cartella. Vanno indicati gli estremi dell’atto, i dati del defunto e la tua qualità di erede, allegando il certificato di morte.

Se l’autotutela non viene accolta, o se i termini per impugnare stanno per scadere, bisogna valutare il ricorso alla Corte di Giustizia Tributaria. Il termine ordinario è di sessanta giorni dalla notifica dell’atto.

Quando la cartella è notificata male

Oltre al contenuto, va controllata anche la notifica. Dopo la morte del contribuente, l’atto non può essere notificato come se il defunto fosse ancora vivo.

Entro un anno dal decesso, la notifica può essere fatta agli eredi collettivamente e impersonalmente presso l’ultimo domicilio del defunto. Dopo l’anno, invece, deve essere fatta personalmente ai singoli eredi.

Se queste regole non sono rispettate, la cartella può essere contestata anche per vizio di notifica.

Davanti a una cartella intestata al defunto, quindi, la prima cosa da fare è leggere l’atto, separare imposta, interessi e sanzioni, e controllare che la notifica sia stata eseguita correttamente.

Come si ripartiscono i debiti tra più eredi: pro quota o in solido?

Quando gli eredi sono più di uno, la domanda diventa: chi paga cosa? Tutto a uno solo? Diviso in parti uguali? In proporzione alla quota ereditaria?

La regola generale: ripartizione pro quota

Il codice civile stabilisce che i coeredi contribuiscono al pagamento dei debiti e dei pesi ereditari in proporzione alle loro quote ereditarie. Lo stesso principio si applica nei rapporti con i creditori: ciascun erede risponde del debito limitatamente alla propria quota, senza vincolo di solidarietà con gli altri.

Significa che il creditore non può scegliere il coerede più “comodo” e chiedere a lui l’intero importo. Deve frazionare il credito tra tutti gli eredi e chiedere a ciascuno la sua parte.

Facciamo un esempio. Tuo padre muore lasciando un debito bancario di 90.000 euro e tre figli eredi in parti uguali. La banca dovrà chiedere 30.000 euro a ciascuno di voi. Non può chiedere 90.000 euro al figlio più solvibile contando di rivalersi su di lui per intero. Se prova a farlo, l’erede ha il diritto di opporre la sua qualità di coobbligato pro quota e ridurre la pretesa al solo importo della sua parte.

Questo principio vale per la maggioranza dei debiti del defunto: mutui, finanziamenti, prestiti, fideiussioni, debiti commerciali. La Cassazione lo ha ribadito più volte, da ultimo con la sentenza n. 15995/2022, che ha confermato come i debiti ereditari non sono solidali, essendo gli eredi tenuti verso i creditori in proporzione alle rispettive quote. Tuttavia, ad esempio per la fideiussione, le banche, spesso, includono una clausola di solidarietà successiva, che stabilisce che le obbligazioni del garante rimangano solidali ed indivisibili anche nei confronti dei suoi eredi. La Suprema Corte (sentenza n. 292 del 6 gennaio 2026) ha stabilito che questa clausola è pienamente valida e non configura un patto successorio vietato.

Le eccezioni fiscali: quando un solo erede può essere chiamato a pagare tutto

In materia tributaria la regola si capovolge. L’articolo 65 del DPR 600/1973 prevede che gli eredi rispondano in solido delle obbligazioni tributarie del defunto relative alle imposte sui redditi. L’articolo 36 del D.Lgs. 346/1990 stabilisce lo stesso meccanismo per l’imposta di successione.

Quindi, se tuo padre lascia 30.000 euro di IRPEF non pagata e voi siete tre fratelli, l’Agenzia delle Entrate può chiedere l’intero importo a uno solo di voi. Se quell’erede paga, può poi rivalersi sugli altri due per recuperare 20.000 euro complessivi (10.000 da ciascuno). Se gli altri non hanno disponibilità o sono nullatenenti, il rischio rimane in capo a chi ha pagato.

Questa solidarietà opera però solo per le imposte sui redditi e per l’imposta di successione

Per i tributi locali (IMU, TARI, bollo auto) la responsabilità resta parziaria, in linea con la regola generale del codice civile. La Cassazione lo ha chiarito espressamente con la sentenza n. 22426/2014, escludendo l’applicabilità dell’articolo 65 ai tributi diversi dalle imposte sui redditi.

La deroga del testatore vale solo tra coeredi

Esiste un’altra ipotesi: il testatore può aver disposto, nel suo testamento, una ripartizione dei debiti diversa da quella proporzionale. Può aver stabilito che un solo erede si accolli tutti i debiti, oppure che la ripartizione segua percentuali diverse dalle quote ereditarie.

Questa volontà del testatore opera solo nei rapporti interni tra i coeredi. Verso il creditore esterno, la regola pro quota resta intatta: il creditore può comunque chiedere a ciascun erede solo la quota proporzionale, ignorando le disposizioni testamentarie. Sarà poi l’erede onerato dal testamento a dover risarcire chi ha pagato per lui, attraverso l’azione di regresso prevista dall’articolo 754 del codice civile.

Cosa puoi fare se i debiti del defunto sono ingenti

Le passività superano l’attivo? Oppure il quadro è troppo confuso per capire dove stai mettendo le mani? La legge ti dà tre strumenti.

Rinuncia all’eredità

Soluzione radicale. Con una dichiarazione formale davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale, dichiari di non accettare. Punto.

Sei considerato come se non fossi mai stato chiamato. Non rispondi di nessun debito. Ma rinunci anche a tutto il resto: la casa, il conto, l’azienda, i titoli. La rinuncia è un blocco unico, non puoi separare l’attivo dal passivo.

Ma, se rinunci, il diritto di accettare passa ai tuoi figli. Se sono minori, per rinunciare a loro nome serve l’autorizzazione del giudice tutelare. Tutto quello che devi sapere sui termini, sugli errori più frequenti e sulla revoca della rinuncia lo trovi nelle risposte alle domande sulla rinuncia.

L’accettazione con beneficio d’inventario

Vuoi i beni ma temi i debiti? Questo è lo strumento giusto.

Con il beneficio d’inventario, il tuo patrimonio personale resta separato da quello ereditario. Rispondi dei debiti del defunto solo entro il valore dell’attivo ereditato. Oltre, sei intoccabile.

Facciamo un esempio. Erediti un immobile da 200.000 euro e ci sono debiti per 350.000. Con l’accettazione pura accolli i 150.000 euro di differenza con i tuoi risparmi. Con il beneficio, i creditori si fermano ai 200.000 dell’immobile. Il resto è perso per loro, non per te.

La procedura è rigida e i termini sono stretti. Sbagli un passaggio? Diventi erede puro e semplice, e tutta la protezione svanisce.

Quando nessuno vuole accettare: l’eredità giacente

Scenario residuale ma importante. Se tutti i chiamati rinunciano e nessuno entra nel possesso dei beni, l’eredità diventa giacente.

Il tribunale nomina un curatore che amministra il patrimonio del defunto, paga i creditori con quanto disponibile e gestisce la situazione fino a quando un erede di grado successivo decide di accettare, oppure passano dieci anni e tutto va allo Stato.

I creditori non restano a mani vuote, ma si soddisfano solo sul patrimonio del defunto. Nessun erede risponde con i propri soldi. Per le successioni interamente passive, l’eredità giacente è spesso il meccanismo che chiude la posizione senza danni per i chiamati.

Debiti del defunto: la decisione che non puoi permetterti di sbagliare

I debiti del defunto sono il lato in ombra dell’eredità. L’errore più banale non è accettare un’eredità con dei debiti. È accettarla senza averla prima esaminata. Ho visto eredi pagare cartelle per intero perché non sapevano che metà dell’importo erano sanzioni intrasmissibili. Eredi rinunciare per paura di passività che si sarebbero rivelate inesigibili. Eredi accettare di fretta e scoprire dopo mesi una fideiussione da centinaia di migliaia di euro firmata vent’anni prima.

Se sei un chiamato all’eredità, una verifica preventiva del patrimonio attivo e passivo, fatta con l’assistenza di un legale che conosce la materia, costa una frazione di quello che rischi di pagare per una decisione presa al buio.

Se hai dubbi sulla tua situazione, sui debiti che ti sono stati contestati o sulla strada migliore da percorrere, scrivimi e raccontami il caso. Ti dirò se e come posso esserti utile.

Hai bisogno di una consulenza in materia di successioni?

Domande frequenti sui debiti del defunto

I debiti dei genitori passano automaticamente ai figli?

No. I debiti passano solo a chi accetta l’eredità, indipendentemente del grado di parentela con il defunto.

Mio padre era nullatenente: devo presentare la dichiarazione di successione?

Se non ci sono beni immobili e l’attivo non supera i 100.000 euro, la dichiarazione non è obbligatoria. In ogni caso, presentare la dichiarazione non equivale ad accettare l’eredità: è solo un adempimento fiscale.

Posso accettare solo i beni e rifiutare i debiti?

No, l’accettazione parziale è vietata dalla legge. Se vuoi proteggerti dai debiti senza rinunciare ai beni, lo strumento è l’accettazione con beneficio d’inventario, che limita la tua responsabilità al valore dell’attivo ereditato.

Le cartelle Equitalia ricadono sui figli?

Solo se i figli accettano l’eredità. E vanno scomposte: imposte e interessi si trasmettono, le sanzioni no.

I debiti del defunto si ereditano anche se sono molto vecchi?

No. I debiti prescritti non sono esigibili, né dal defunto né dagli eredi. La morte del debitore non interrompe la prescrizione: il termine continua a decorrere. Prima di pagare richieste arrivate dopo anni dal decesso, verifica sempre i tempi.

Cosa succede se accetto e poi scopro nuovi debiti?

Se hai accettato puramente e semplicemente, rispondi anche di quei debiti con il tuo patrimonio personale. È il rischio principale dell’accettazione frettolosa. Con il beneficio d’inventario, invece, anche le passività sopravvenute restano confinate al valore dell’attivo ereditato.

La banca può chiedere a un solo erede l’intero importo del mutuo?

No. I debiti contrattuali si dividono pro quota tra i coeredi (artt. 752 e 754 c.c.). Se siete tre fratelli con un mutuo residuo di 90.000 euro, ciascuno risponde di 30.000 euro. La banca non può aggredire l’erede più solvibile per l’intero importo.

avvocato per successione ereditaria
Avv. Antonio Strangio

Avvocato per vocazione, sono appassionato di diritto delle successioni e diritto di impresa. Materie su cui si focalizza la mia attività professionale. 

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