Negli ultimi anni una parte crescente del patrimonio delle persone si è spostata nel mondo digitale. Parliamo di beni e diritti che esistono in forma elettronica, ma che possono avere un valore affettivo, economico o patrimoniale.
Questi beni vengono generalmente definiti “beni digitali”.
Si tratta di una categoria ampia, che include sia contenuti personali – come fotografie, email o account social – sia beni con valore economico, come le criptovalute, i token o gli NFT.
Le criptovalute, in particolare, rappresentano oggi una forma di ricchezza sempre più diffusa ma anche estremamente vulnerabile dal punto di vista successorio: chi le possiede è l’unico a potervi accedere, e se non ha predisposto un sistema per trasmettere le chiavi di accesso, quel patrimonio è destinato a perdersi per sempre.
Molte famiglie si trovano oggi a gestire eredità composte anche da questi nuovi asset digitali, senza sapere da dove cominciare.
Analizziamo come si affronta la successione delle criptovalute in Italia, quali strumenti legali possono essere utilizzati e quali accorgimenti tecnici servono per evitare che un patrimonio digitale svanisca nel nulla.
Cosa sono le criptovalute
Le criptovalute sono strumenti digitali che rappresentano una forma di valore, scambiabile e detenibile esclusivamente in formato elettronico.
Si basano su una tecnologia chiamata blockchain, un registro digitale distribuito che consente di tracciare ogni operazione in modo trasparente e sicuro, senza bisogno di banche o intermediari.
Ogni criptovaluta è identificata da una chiave pubblica (che funziona come un indirizzo) e da una chiave privata, una sequenza di caratteri segreti che consente di disporre dei fondi.
Chi possiede la chiave privata controlla la criptovaluta.
Chi la perde, invece, perde definitivamente l’accesso ai propri asset.
A differenza del denaro tradizionale, le criptovalute non esistono fisicamente e non sono gestite da alcuna autorità centrale: non ci sono sportelli, conti correnti o recuperi password.
Questo rende il tema della successione ereditaria particolarmente delicato: se le informazioni di accesso non vengono trasmesse agli eredi, nessuno può recuperarli.
Le criptovalute possono essere custodite in diversi modi:
- Su piattaforme di scambio online (dette exchange, come Coinbase, Kraken o Binance);
- In wallet custodial, gestiti da terzi;
oppure in wallet non-custodial, che dipendono interamente dal titolare.
La distinzione tra queste tipologie di conservazione è fondamentale per capire come affrontare correttamente la successione e verrà approfondita nei paragrafi successivi.
Criptovalute ed eredità: cosa cambia rispetto ai conti correnti
Per chi possiede criptovalute, uno degli aspetti più complessi da gestire riguarda il destino dei wallet dopo la morte del titolare.
È qui che emergono le maggiori differenze rispetto alle forme di patrimonio tradizionale.
Nel caso di un conto corrente bancario, la procedura successoria è semplice e consolidata: gli eredi, presentando la documentazione necessaria – certificato di morte, atto di notorietà e dichiarazione di successione – possono ottenere lo sblocco dei fondi.
La banca, infatti, è un soggetto giuridico con obblighi di legge e un servizio clienti a cui rivolgersi.
(👉 Approfondisci: Successione conto corrente: come ottenere lo sblocco dei fondi)
Con le criptovalute, la logica è completamente diversa. I sistemi decentralizzati, come la blockchain, mostrano la loro più grande debolezza proprio nel momento della successione. Questi sistemi si basano su algoritmi piuttosto che a personale fisico: non esistono intermediari, né istituti che possano sbloccare un wallet o fornire assistenza. Tutto dipende da una chiave privata, una sequenza crittografica che solo il titolare conosce.
Se quella chiave non viene trasmessa, il patrimonio è perso in modo irreversibile.
A oggi non abbiamo una legge che dia una definizione giuridica di criptovalute. La dottrina e la giurisprudenza, pur dibattendo sulla qualificazione specifica – se siano da assimilare al denaro, a beni immateriali, a titoli di credito o a strumenti finanziari – sono concordi nel riconoscerne la natura di “beni con valore patrimoniale”. In quanto tali, esse rientrano nella definizione omnicomprensiva di “patrimonio” del de cuius e sono, di conseguenza, soggette alle regole ordinarie della successione mortis causa, sia essa legittima o testamentaria.
Dal punto di vista pratico, però, senza la chiave privata il diritto resta solo teorico.
L’erede è titolare di un bene che non può possedere né utilizzare.
Questo è il nodo principale della successione delle criptovalute: il diritto assicura la trasmissione, ma la tecnologia può impedirne l’esercizio effettivo.
Solo una pianificazione preventiva può evitare che un patrimonio digitale, costruito nel tempo, vada definitivamente perduto.
Come si conservano le criptovalute: il ruolo dei wallet nella successione
Capire dove e come sono conservate le criptovalute è fondamentale per gestire correttamente una successione e, soprattutto, per evitare che il patrimonio digitale vada perduto.
Il modo in cui il titolare conserva i propri wallet determina, in concreto, se gli eredi potranno accedere o meno ai fondi.
Esistono due principali modalità di custodia:
- Wallet custodial, gestiti da piattaforme o intermediari
- Wallet non-custodial, controllati direttamente dal titolare.
Wallet custodial: gestiti da piattaforme o intermediari
I wallet custodial sono portafogli digitali affidati a una piattaforma di scambio (exchange) o a un soggetto terzo.
In questo caso, le chiavi private non sono conservate dall’utente, ma dal gestore del servizio.
Esempi diffusi sono Coinbase, Binance, Kraken e altri operatori che offrono un’interfaccia di gestione semplificata.
Dal punto di vista successorio, questo tipo di conservazione è più simile a un conto bancario: gli eredi, in presenza della documentazione necessaria – certificato di morte, atto di notorietà e dichiarazione di successione – possono chiedere alla piattaforma lo sblocco dei fondi.
Alcuni exchange internazionali hanno già introdotto procedure dedicate, sebbene non ancora uniformi.
Tuttavia, la facilità d’uso di questi wallet nasconde un rischio:
Come evidenziato dal Consiglio Nazionale del Notariato, molte piattaforme di custodia hanno sede all’estero.
Mentre un erede può legalmente costringere una banca italiana a sbloccare un conto, potrebbe trovarsi di fronte a una controversia internazionale complessa e costosa se l’exchange con sede in una giurisdizione remota decidesse di non collaborare.
La “semplicità” apparente di questi strumenti, quindi, dipende dalla volontà dell’intermediario, a differenza dell’obbligo che vincola le banche italiane.
Wallet non-custodial: sotto il controllo esclusivo del titolare
I wallet non-custodial, invece, non dipendono da alcun intermediario.
Le chiavi private sono generate e detenute solo dal titolare, che può conservarle in un dispositivo fisico, hardware wallet, o in un file cifrato, software wallet. In entrambi i casi l’accesso è consentito non con una sempliece password, ma una frase di recupero (seed phrase). Questa è una sequenza di 12 o 24 parole che agisce come “master key” (chiave universale), capace di rigenerare l’intero portafoglio su qualsiasi dispositivo
Questa soluzione garantisce massima autonomia e sicurezza informatica, ma implica anche un rischio enorme: se il titolare muore senza lasciare istruzioni o copie delle chiavi, nessuno potrà mai accedere al wallet.
In questi casi, il patrimonio resta giuridicamente esistente ma tecnicamente irrecuperabile: non c’è un’autorità centrale, un giudice o un notaio che possa forzare l’accesso o resettare la password. Conoscere l’indirizzo pubblico del wallet (la “PUK”) è inutile; è come conoscere il numero di una cassaforte senza avere la combinazione.
Come pianificare la successione delle criptovalute
Nel campo delle criptovalute, la pianificazione ereditaria è una condizione imprescindibile per garantire la reale trasmissibilità del patrimonio digitale.
Le criptovalute, per la loro struttura tecnica, sfuggono a ogni meccanismo tradizionale di trasmissione: chi non prepara un piano lascia dietro di sé un patrimonio esistente ma inaccessibile.
Il compito dell’erede diventa impossibile, e il valore economico si dissolve in un codice irrecuperabile.
L’obiettivo della pianificazione è creare un ponte tra tecnologia e diritto, cioè assicurare che le chiavi di accesso al wallet, unico strumento che consente di esercitare la proprietà, possano passare agli eredi nel rispetto delle regole di sicurezza e di riservatezza.
L’inventario: il punto di partenza
Ogni progetto di pianificazione dovrebbe cominciare da un inventario degli asset digitali che indica dove si trovano le criptovalute, come sono custodite e attraverso quali strumenti si può individuare la loro esistenza.
Deve includere:
- I wallet custodial, con l’indicazione della piattaforma (ad esempio Coinbase, Binance, Kraken) e l’email associata;
- I wallet non-custodial, con il tipo di dispositivo o software (Ledger, Trezor, MetaMask);
- Nota di localizzazione che rimanda al luogo dove sono conservate le istruzioni di accesso. Mai le chiavi o le seed phrase in chiaro. Una formulazione corretta potrebbe essere: “Le informazioni di accesso al mio patrimonio digitale sono custodite in busta sigillata presso il Notaio Mario Rossi.”
La custodia delle istruzioni
Le informazioni che permettono di accedere ai wallet devono essere conservate in modo strutturato, con un equilibrio tra riservatezza e reperibilità.
Oggi esistono due sistemi principali:
- Custodia digitale crittografata, tramite strumenti come 1Password o Bitwarden, che permettono di archiviare le seed phrase e delegare la consegna della master password solo a chi è legittimato;
- Custodia fisica offline, con hardware wallet e seed phrase incisa o scritta su supporto duraturo, da conservare in cassaforte o presso un notaio
In entrambi i casi, ciò che conta è la tracciabilità giuridica della trasmissione: sapere chi, quando e a quali condizioni potrà accedere.
Gli strumenti giuridici per disporre delle criptivalute
Quando si tratta di patrimoni digitali, il “fai da te” è il rischio più grande.
Le criptovalute non seguono le stesse regole operative dei beni tradizionali e richiedono strumenti giuridici pensati per garantire continuità, riservatezza e accesso controllato.
L’obiettivo è permettere agli eredi di subentrare nei diritti, senza compromettere la sicurezza delle chiavi durante la vita del titolare.
Gli strumenti possono essere suddivisi in due categorie: quelli che disciplinano la trasmissione giuridica e quelli che rendono concretamente possibile l’accesso agli asset digitali.
Strumenti per disporre e regolare la trasmissione
Questi strumenti servono a stabilire chi eredita le criptovalute e a quali condizioni. Definiscono la volontà del titolare e danno forma legale alla trasmissione del patrimonio digitale, mantenendo equilibrio tra diritto e sicurezza.
- Testamento: può prevedere l’assegnazione delle criptovalute a determinati eredi o legatari, ma non deve mai contenere le chiavi di accesso. Dopo l’apertura, il documento diventa pubblico, e la riservatezza verrebbe meno.
- Trust. Quando il patrimonio digitale è rilevante, il trust rappresenta una soluzione evoluta ed efficace. Consente di affidare la gestione delle criptovalute a un trustee, un gestore fiduciario, che agisce secondo le istruzioni del disponente. Nel caso delle cripto-attività, però, il trustee assume una doppia responsabilità: giuridica e tecnica. Se non possiede le competenze o le infrastrutture necessarie per custodire in sicurezza le chiavi private, e queste vengono sottratte o perse, risponde personalmente per breach of trust, ossia per violazione del mandato fiduciario. La scelta di un trustee esperto nel settore è quindi basilare. A differenza del testamento, il trust resta riservato anche dopo la morte del disponente, evitando l’esposizione pubblica delle informazioni sensibili.
(👉Puoi leggere l’approfondimento sull’istituto del trust qui).
Strumenti per rendere operativa la trasmissione
Questi strumenti non definiscono chi eredita, ma rendono effettivo il passaggio delle criptovalute, assicurando che gli eredi possano accedere ai wallet e gestire le chiavi in modo sicuro e conforme alla legge.
- Deposito sigillato presso un notaio: il titolare consegna in busta chiusa il dispositivo o la documentazione necessaria, e il notaio ne certifica il deposito, rilasciando verbale.
Alla morte del disponente, la busta verrà aperta solo dal soggetto designato nel testamento, garantendo riservatezza e certezza giuridica. Questa è la prassi più sicura. - Nomina di un esecutore testamentario: il testatore può nominare un esecutore (un professionista di fiducia, tecnicamente competente) conferendogli il compito specifico di recuperare gli asset digitali (utilizzando le credenziali custodite separatamente, es. presso un notaio) e consegnarli agli eredi designati.
- Il “modus” o onere testamentario: il testatore può imporre all’erede (o a un legatario) l’obbligo di compiere una determinata azione, come ad esempio consegnare le credenziali a un soggetto terzo o utilizzarle secondo precise modalità.
- Il mandato post mortem exequendum: si tratta di un mandato con cui il testatore incarica un terzo (mandatario) di compiere un’attività dopo la sua morte (es. recuperare le chiavi dal deposito notarile e assistere gli eredi nell’accesso).
Due dimensioni che devono convivere
Ogni buona pianificazione ereditaria in ambito digitale deve coniugare due dimensioni:
- quella giuridica, che definisce chi eredita e con quali diritti;
- quella tecnica, che rende effettivo l’accesso ai beni.
Trascurarne una significa compromettere l’altra.
Il diritto, senza la tecnologia, resta lettera morta; la tecnologia, senza un inquadramento giuridico, diventa un rischio per chi lascia e per chi eredita.
Criptovalute e imposta di successione
Pur non occupandomi direttamente di materia fiscale, è un aspetto che interessa molti lettori e merita almeno un accenno.
Dal punto di vista tributario, le criptovalute vengono considerate beni patrimoniali e, come tali, rientrano nell’asse ereditario ai fini dell’imposta di successione.
Il trasferimento agli eredi può quindi essere soggetto alle aliquote previste per i beni mobili, ma la reale complessità riguarda la valutazione del valore da dichiarare. L’Agenzia delle Entrate, con la Circolare n. 30/E del 2023, ha fornito un chiarimento tecnico su questo punto. Ai fini della determinazione della base imponibile (il c.d. “valore venale” alla data di apertura della successione), il valore non deve basarsi su una generica “media delle quotazioni”, ma deve essere quello puntuale “rilevato dalla piattaforma dell’exchange dove è stata acquistata la cripto-attività ovvero da analoga piattaforma”.
Per questo è opportuno rivolgersi a un notaio o a un consulente fiscale per la parte dichiarativa e per la corretta applicazione dell’imposta. Una consulenza preventiva può evitare errori formali e garantire coerenza con il valore indicato negli atti successori.
Check list pratica: cosa puoi fare oggi per non perdere le tue criptovalute
- Fai il punto sul tuo patrimonio digitale.
Raccogli tutte le informazioni su wallet ed exchange, anche quelli che non usi più. Sapere cosa possiedi e dove è custodito è la base di ogni pianificazione. - Prepara un inventario riservato.
Annota solo le informazioni utili (piattaforme, email associate, tipo di wallet), ma mai le chiavi private.
Le istruzioni vanno custodite in busta chiusa presso il tuo avvocato o una persona di fiducia, con modalità che garantiscano riservatezza e reperibilità. - Scrivi un testamento che tenga conto dei tuoi beni digitali.
È il modo più sicuro per assicurarti che le tue criptovalute arrivino davvero a chi desideri.
Se ne parliamo insieme, posso aiutarti a inserire queste disposizioni nel tuo piano successorio, evitando errori di forma e rischi per la sicurezza. - Decidi come custodire le chiavi.
- In digitale, tramite un caveau crittografato come 1Password o Bitwarden;
- In fisico, con un hardware wallet e una seed phrase conservata in luogo sicuro.
- Non rimandare.
Con gli asset tradizionali c’è sempre un margine di recupero. Con le criptovalute, no. Se vuoi evitare che il tuo patrimonio digitale si perda per sempre, la pianificazione deve cominciare ora.
Molti sottovalutano la fragilità del patrimonio digitale, finché non è troppo tardi.
Se vuoi evitare che questo accada, posso aiutarti a capire come tutelare i tuoi wallet e garantire ai tuoi eredi un accesso sicuro e legittimo.


